Gli studenti hanno manifestato nelle piazze di tutta Italia per impedire l'approvazione alla Camera del Ddl che riforma le università targato Gelmini. Martedì nel nostro liceo abbiamo fatto un'ora di assemblea straordinaria dove si è discusso di democrazia, libertà, politica. I discorsi fatti hanno creato in me un acceso dibattito: quanto ancora il popolo riesce ad applicare la democrazia, e soprattutto, ci è mai riuscito?
Teoricamente in una democrazia, per quanto rappresentativa come quella italiana, i politici sono nominati dal popolo per eseguire il volere dei cittadini. Perciò sembra evidente, almeno in linea teorica, che una riforma non voluta dalla maggioranza dei cittadini non debba essere approvata.
Ecco, tutto ciò in Italia non avviene, le proteste vengono liquidate come composte da soli membri dei centri sociali, si fanno battutine, provocazioni verbali. Nel frattempo la legge va avanti nel suo iter, giudicata la migliore dalla maggioranza, criticata da chi ne subirà le conseguenze.
Arriva il giorno della votazione alla Camera; proteste ovunque, in tilt le strade, chi rimane bloccato solidarizza con gli occupanti, un trionfo della partecipazione. Nonostante ciò, e ripeto nonostante ciò, la legge passa tra l'entusiasmo della maggioranza (specifichiamo maggioranza solo di governo).
Bene, la riflessione che voglio condividere è questa: alla luce del continuo menefreghismo di chi ci governa nei confronti del nostro volere, si può definire il nostro paese una democrazia?
Matteo Nurisso