Archive for agosto 2009

Next Music, non male


E' possibile sentire musica, un sacco di musica, quasi tutta quella che volete gratuitamente via internet. Il sito si chiama www.mynextmusic.it, "figlio" di Grooveshark, un servizio di musica in streaming

L'utilizzo è molto molto semplice e completamente gratuito, cercate "Grooveshark" o "mynextmusic" con un qualsiasi motore di ricerca (tanto lo so che usate google) e subito ecco il sito. FERMI! leggete prima di andare al sito! Non potete sbagliare, scrivete nello spazio di ricerca il nome di una canzone, un album o un autore e dopo pochi secondi comparirà una paginata di canzoni e album. Attenzione a due cose. UNO: quando aprite l'album che stavate cercando da 10 anni potreste trovare al suo interno solo un paio di canzoni, non ve la prendete. DUE: Mynextmusic nasce da un accordo tra Grooveshark e Telecom che permette di scaricare sul cellulare le suddette canzoni. E questo, sia chiaro, non è gratis. Fate attenzione alle tariffe prima di farvi prendere da facili entusiasmi. Ne approfitto per segnalarvi una canzone che sto ascoltando da qualche settimana 6 volte al giorno. Copia questo "farewell to the fairground", clicca su "www.mynextmusic.it", incolla il testo, e vai.

salute a tutti,
Alessio Meyer



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Videocracy: nuove censure Rai

L'Ufficio Legale Rai e Mediaset censurano il trailer di Videocracy, un film che parla dello sviluppo della televisione negli ultimi 30 anni.


Videocracy è un film del regista Erik Gandini. Il film vuole raccontare la tv di oggi e di ieri, con la sua evoluzione, i suoi difetti, i suoi conflitti di interesse.
La Fandango production spiega che "Come sempre abbiamo mandato i trailer all'AnicaAgis che gestisce gli spazi che la Rai dedica alla promozione del cinema". L'AnicaAgis però non permette al trailer del film di essere trasmesso sulle reti Rai in quanto "si tratta di un messaggio politico, non di un film". La Rai inoltre sostiene la sacralità delle pari opinioni, dicendo che il trailer essendo un attacco ad una parte politica deve avere un immediato contraddittorio, il tutto al di fuori di periodi di par condicio.

Lo spot sembra attaccare uno schieramento politico in quanto proietta dei brevi dati, inframezzati da fotografie di Berlusconi, possessore di 3 reti televisive e di un impero finanziario e televisivo in continua crescita, soprattutto al giorno d'oggi con il digitale terrestre, con il quale Berlusconi entra in concorrenza anche con le Tv a pagamento come Sky.

La censura della Rai preoccupa gli esponenti del Pd: Franceschini parla di un restringimento delle libertà di informazione e altre voci di protesta si levano deboli dalla sinistra.

Dal blog del giornale Antefatto (in edicola da settembre) apprendiamo ulteriori informazioni:

"Però, forse, non tutto è perduto. Abbiamo fatto un sogno. Incredulo anch'egli davanti a tanta bassezza il presidente (di garanzia) della Rai Paolo Garimberti sospende la sua consueta partita di tennis e dirama un comunicato di ferma riprovazione per il rifiuto dello spot di Videocracy. Proprio perché la Rai è un servizio pubblico, egli afferma, non può esercitare censure sulla promozione di film e altri spettacoli che non violino il codice penale o il codice etico dell'azienda. Meno che mai, aggiunge, se questo tipo di censura assume caratteri odiosi per un'evidente tentativo di compiacere un qualsisi potente, fosse anche il presidente del Consiglio. Questo nel nostro sogno Garimberti, presidente di garanzia della Rai, afferma con linguaggio forte e con accenti di grande dignità, come del resto si addice al ruolo che ricopre. Tra un set e l'altro.

Speriamo ci siano ulteriori novità e che la censura non venga veramente applicata come in altre occasioni.
Come si suole dire, staremo a vedere!

AGGIORNAMENTO!

Leggendo un po' di informazioni stamattina ho scoperto un'iniziativa interessante che i blogger stanno tentando di diffondere.
La riporto qua per darle un po' di visibilità, Parola di Bonobo rifletterà sul fatto di parteciparvi o meno.

"VIDEOCRACY - APPELLO A TUTTI I BLOGGER - Giornata di diffusione di massa

Come molti di voi ben sapranno, le televisioni si rifiutano di trasmettere il trailer del film Videocracy, ritenuto un'inammissibile critica al Governo.
Possiamo continuare a piangerci addosso per ore, rimuginare su quanto sia ingiusto l'utilizzo di una censura dal sapore dittatoriale, evocare un equilibrio democratico e un pluralismo informativo degno d'una nazione europea. Possiamo, ma sarebbe inutile e fine a se stesso.
Sapete meglio di me che i lettori dei blog (ed è un discorso che mantiene la sua valenza sia per blog "famosi" sia per quelli "meno famosi") sono per la stragrande maggioranza lettori di nicchia, persone che ricercano in consapevolezza fonti genuine d'informazione muovendosi da una base culturale abbastanza solida, e che per questo motivo le nostre lamentele troverebbero più applausi che echi.

Per tanto invito tutti i volenterosi a compiere qualcosa di simile a quello che è stato messo in atto il 14 Luglio dal blog "Diritto alla Rete".

Giovedì 3 Settembre tutti i blogger sono invitati a creare un post con il titolo "Videocracy - 4 Settembre" che abbia come testo un breve commento del blogger e il video del trailer, oltre che l'indicazione delle sale più vicine dove potersi recare per vedere il film.

Intasiamo la rete, alziamo la voce.
Democrazia deriva dal greco e significa "Governo del Popolo", e quel popolo siamo noi.

Non dimentichiamolo mai."







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Rifiuti e IVA: al via i rimborsi

Da tempo le associazioni di tutela dei consumatori si chiedono se sia leggittimo oppure no aggiungere l'IVA alla tassa dei rifiuti. Si può far pagare una tassa su una tassa? No. Si può far pagare una tassa su un tariffa? Si. Bene, la Corte di Cassazione ha stabilito che quella dei rifiuti è una tassa, non una tariffa. E allora? Si può chiedere il rimborso, a patto che si stia pagando la tassa sui rifiuti da almeno 10 anni.

Voglio segnalarvi due siti (www.vostrisoldi.it e www.informazione.it) dove potete trovare indicazioni nel caso foste nelle condizioni per poter richiedere il rimborso. Ma chi ha messo questa tassa sulla tassa? Alcune delle agenzie che gestiscono i rifiuti. Ma che differenza c'è fra tassa e tariffa? Prendo spunto da un sito: la tariffa deve essere proporzionale all'utilizzo del servizio mentre la tassa è fissa. Per quanto riguarda i rifiuti, una volta stabilita la metratura della casa, nessuno controlla quanta immondizia venga effettivamente prodotta, quindi si tratta di una tariffa tassa (soprattutto se lo dice la Corte di Cassazione). Sottolineo in oltre che per richiedere il rimborso è necessario iscriversi al codacons per 2 anni (100 euro in tutto). Interessati? Intanto vi riporto tal quale quel che c'è scritto sul sito del codacons:


L’aggravio dell’IVA sul pagamento della tassa rifiuti è illegittima. A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione in base al fatto che quella sui rifiuti non è una tariffa, su cui può gravare l’IVA, ma una tassa a tutti gli effetti. Questo significa che ai cittadini italiani deve essere restituita l’IVA pagata per la tassa rifiuti negli ultimi dieci anni. La Corte di Cassazione, infatti, ha stabilito quanto detto uniformandosi a quanto prevedono le norme comunitarie; questo significa, ad esempio, che se un cittadino ogni anno ha pagato 900 euro di tassa rifiuti, il 10%, pari a 90 euro, è stato pagato per l’IVA; moltiplicando tale somma per 10 si arriva in dieci anni a 900 euro da restituire.


Ne consegue che il Codacons ha annunciato l’avvio di una maxi azione risarcitoria finalizzata alla restituzione di quanto incassato in maniera illegittima; per agevolare le famiglie ad ottenere la restituzione dei soldi, il Codacons, sul sito www.codacons.it, ha predisposto un’apposita sezione per raccogliere le adesioni all’azione legale.
Sul versante dello smaltimento dei rifiuti, intanto, l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre ha rilevato come, dopo la città di Napoli, anche Roma rischia di essere sommersa dai rifiuti; questo perchè, in particolare, nella Capitale si registra una bassa capacità di stoccaggio e di smaltimento dei rifiuti, unitamente alla presenza di discariche sature e non perfettamente a norma.
e su quello di informazione:
Come già comunicato mesi addietro, la nostra Associazione si è attivata per portare a conoscenza di tutti i cittadini la possibilità di richiedere il rimborso per l'I.V.A. PAGATA SULLA TASSA RIFIUTI. . Chi volesse può richiedere i moduli gratuiti inviando e-mail agli indirizzi che troverete sul sito www.tutelare.it. Per qualsiasi chiarimento potete telefonare allo 0432 661353 o al cell 3920993525. Nel momento che con la Vs. richiesta non otteniate risposte potete contattarci per avviare un'azione collettiva.
Udine,02.04.2009
Il Presidente Nazionale
Silvana Munaretto



salute a tutti
Alessio




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Barack Obama is your friends


Dopo i facts riguardanti Chuck Norris, diventati un vero e proprio tormentone in tutta Italia, arrivano oggi quelli riguardanti Barack Obama, curati dagli stessi autori che con tanta cura continuano a sfornare ogni giorno, anche grazie ai fan, divertenti facts su Chuck Norris.
Il principio dei facts su Obama è molto simile, ma allo stesso tempo diverso: si cerca di rendere umile la sua figura, raccontando avvenimenti di sua generosità e attenzione verso il prossimo al limite dell'inverosimile.

Il blog sembra avere avuto un ottimo successo, tanto che i creatori hanno deciso di pu
bblicare un libro con le migliori battute: "Barack Obama ha votato per te".
Il blog si trova sulla piattaforma Blogger di google, proprio come il nostro blog.
Ecco a voi un assaggio di alcune battute tratte proprio dal blog.




  • Barack Obama, da bambino, non attaccava le figurine al suo album se non si era prima assicurato che non mancassero a te.
  • Barack Obama ha studiato il mandarino, quella volta che volevi tatuarti il tuo nome in caratteri cinesi e gli avevi chiesto consiglio.
  • Barack Obama, quando mangiate i pasticcini insieme, ti lascia sempre i cannoncini e quelli al cioccolato e si mangia sempre i babbà e quello con sopra la fettina di mandarino.
  • Barack Obama ha fondato una nuova religione monoteista il cui Dio sei tu.
  • Barack Obama censura le riviste di astrologia quando il tuo oroscopo non promette nulla di buono.
  • Barack Obama ha fatto chiudere quel ristorante vegetariano dove si erano rifiutati di servirti una bistecca al sangue.
  • Barack Obama ha preferito venire al cinema con te a vedere la maratona di Star Wars, piuttosto che passare l'ultimo giorno di vita privata con i suoi parenti prima di trasferirsi nella Casa Bianca.
  • Barack Obama aspetta fisso al computer ogni tuo aggiornamento su twitter.




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Verità di Stato e verità di mafia



Sommario della puntata:
Massimo Ciancimino comincia a parlare
Il “papello”, i Servizi Segreti e la copertura politica della trattativa
Parla Ciancimino, parlano tutti.
Ayala: “Mancino ha incontrato Borsellino... o forse no”
Ciampi e il suo telefono a Palazzo Chigi “manomesso”
Il cerino in mano


"Buongiorno a tutti, ben ritrovati dopo le vacanze anche se magari qualcuno c'è ancora. Io no, purtroppo.
Vorrei parlare subito di una questione che secondo me segnerà questa stagione della politica, dell'informazione, della cronaca, della giustizia ed è probabilmente la vicenda più importante che si sta svolgendo, anche se i giornali ne parlano poco, tra alti e bassi, tra fiammate e docce gelate. Anzi, forse proprio per il fatto che i giornali ne parlano poco, tanto per cambiare.
E' la faccenda di questi improvvisi squarci che si sono aperti quest'estate sulla vicenda della trattativa tra lo Stato e la mafia nel 1992, che poi null'altro è se non il paravento che cela i mandanti esterni, i suggeritori occulti delle stragi del 1992, almeno per quanto riguarda quella di Borsellino, e del 1993 di Roma, Firenze e Milano.
Ci sono molte novità che è difficile notare: eppure basta incrociare e confrontare ciò che esce sui giornali, senza bisogno di andare a vedere verbali giudiziari che sono ancora segreti e quindi né io né voi possiamo conoscere. Già quello che si è letto sui giornali è piuttosto significativo su quello che sta venendo fuori e io penso che se ci sarà una spinta dal basso della società civile, se qualcuno sul fronte politico prenderà finalmente sul serio questa faccenda e se i magistrati verranno lasciati lavorare, soprattutto quelli di Palermo, Caltanissetta e Firenze che sono quelli competenti per materia e per territorio sulle trattative del “papello”, Palermo sui mandanti delle stragi. Si potrebbe riuscire a capire chi sono i veri padri fondatori della Seconda Repubblica che, come forse avete sentito dire, non è nata a differenza della Prima dalla Resistenza ma proprio dalle stragi, dalle trattative, dalle bombe e dal sangue dei morti.
E' sempre meglio ricapitolare per evitare di dare qualcosa per scontato e acquisito, in modo che chiunque incamera il Passaparola sappia com'è cominciata la vicenda e a che punto è arrivata.
Dopodiché ci ritorneremo se, come spero, avrà degli sviluppi.

Massimo Ciancimino comincia a parlare

La vicenda comincia semplicemente con le interviste di questo personaggio molto interessante, singolare, sicuramente molto chiacchierone, cioè Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito, il quale per anni è stato indagato dalla procura di Palermo, ha avuto il torto di dover gestire il patrimonio di suo padre, è stato accusato di riciclaggio – lui dice che non è riciclaggio, si vedrà, questo a noi interessa poco. E' stato condannato in primo grado per riciclaggio, adesso si sta battendo in appello. Di certe cose non aveva parlato ai magistrati fino a un anno fa, anche perché aveva come l'impressione che la vecchia procura di Palermo non fosse molto interessata ad alzare il tiro sugli alti livelli istituzionali e politici frequentati da suo padre; invece poi fa sapere ai magistrati della nuova Procura di Palermo, quella retta dal Procuratore Messineo – per intenderci – da un paio d'anni che ha come l'impressione che abbia più interesse a toccare certi altarini e quindi comincia ad affrontare temi che prima aveva lasciato perdere.
Anche perché si era reso conto che quando gli avevano perquisito la casa, stranamente, i Carabinieri non erano nemmeno andati ad aprire la cassaforte che pure era visibile anche da un bambino, ma stiamo parlando di vicende ricorrenti, ricorderete che i Carabinieri del Ros non entrarono nemmeno nella casa di Riina: il motto di certi servitori dello Stato, soprattutto a Palermo, è “non aprite quella porta e non aprite quella cassaforte”, forse perché sanno già quello che ci troverebbero dentro.
In ogni caso, questa era la ragione della sua impressione sulla vecchia gestione della Procura, tanto più che poi in casa gli avevano trovato la lettera di Provenzano a Berlusconi e invece di utilizzarla nei processi i magistrati della vecchia Procura l'avevano lasciata marcire in uno scatolone per cui quelli della nuova Procura l'hanno tirata fuori e recuperata in extremis per versarla nel processo Dell'Utri che, fra l'altro, riprenderà fra meno di tre settimane.
Ciancimino comincia dunque ad alzare il tiro e a raccontare ai magistrati di Palermo cosa faceva suo padre, perché tutto ciò che Ciancimino racconta lo ha visto fare da suo padre insieme a esponenti delle istituzioni oppure l'ha sentito raccontare sempre da suo padre, che è morto. Padre che gli avrebbe addirittura dettato un memoriale che sarebbe nascosto da qualche parte: sapete che Ciancimino ha carte interessanti nascoste in giro per il mondo e si spera che prima o poi si decida a consegnarle alla magistratura. Ci sono altre due lettere attribuite a Provenzano e rivolte a Berlusconi, in originale o in copia, ci sarebbe il famoso “papello” della trattativa tra Riina e i Carabinieri del Ros e i loro mandanti rimasti anch'essi ancora occulti, e poi ci sarebbe questo memoriale dettato da Vito Ciancimino e dattiloscritto da Massimo.
Inizia a raccontare dei rapporti tra suo padre e il capitano De Donno e il Colonnello Mori e li data – la trattativa poi sfociata nel papello – tra la strage di Capaci e quella di Via D'Amelio. Parliamo del mese di giugno del 1992: dopo che uccidono Falcone si fanno avanti i Carabinieri con Ciancimino.
Questa è già una prima novità perché inizialmente si pensava che la trattativa fosse iniziata dopo la strage di Via D'Amelio, invece no, pare che inizi prima e questo è molto importante perché molti magistrati e investigatori sono convinti che la strage di Via D'Amelio sia stata provocata proprio dalla trattativa tra i Carabinieri e Totò Riina in quanto questo, dopo aver eliminato Falcone, riceve da qualcuno l'input che bisogna eliminare anche Borsellino perché la strage di Capaci ha sortito l'effetto di attivare lo Stato a trattare con la mafia ma Borsellino lo è venuto a sapere, si oppone e quindi va eliminato: ostacolo da rimuovere sulla strada della trattativa. Quindi, la datazione dell'inizio della trattativa tra gli uomini del Ros e Ciancimino è fondamentale e Massimo Ciancimino a cavallo tra la strage di Capaci e quella di Via D'Amelio, giugno 1992.
Poi racconta che suo padre aveva rapporti intimi e costanti con Bernardo Provenzano, fino al 2000 quando il padre rimase agli arresti domiciliari.
Racconta che la trattativa dei Carabinieri fu soprattutto con Provenzano piuttosto che con Riina e questo spiegherebbe per quale motivo a un certo punto Riina si ritrova i Carabinieri davanti a casa: cresce l'ipotesi che sia stato venduto da Provenzano e Ciancimino ai Carabinieri in cambio del cambio di rotta della mafia più trattativista e meno stragista – Provenzano è più trattativista, Riina è lo stragista – e quindi dell'alleggerimento della pressione dello Stato sulla mafia e del fatto che Provenzano diventa il capo indiscusso di Cosa Nostra dopo l'arresto di Riina e che però le carte di Riina non si prendono, si lasciano a Provenzano, e che lo stesso Provenzano non si prende e questo ci ricollega al processo in corso a Palermo a carico, tanto per cambiare, del Generale Mori per non avere catturato Provenzano già nel 1995 quando il Colonnello Riccio, un altro ufficiale del Ros, lo aveva segnalato presente in un casolare di Mezzojuso.
Ciancimino racconta poi di avere visto lui il “papello”, cioè il foglio di carta con l'elenco delle cose che Riina o Provenzano, o Riina e Provenzano, chiedevano ai Carabinieri in cambio della cessazione delle stragi, “papello” che nel prosieguo della trattativa nell'autunno del 1992 dopo che era stato ucciso anche Borsellino fu consegnato a vari referenti tra i quali, dice Massimo Ciancimino mentre il generale Mori nega, al generale Mori.

Il “papello”, i Servizi Segreti e la copertura politica della trattativa

Dice però che il “papello” fece un tragitto un po' più complicato: i capi di Cosa Nostra lo fecero pervenire a Vito Ciancimino, lui lo passò a un certo Carlo che era un uomo dei Servizi Segreti che gli stava accanto da una trentina d'anni – pensate, c'era un uomo dei Servizi Segreti, un certo Carlo, che accompagnava la vita e la carriera di un sindaco mafioso come Ciancimino per conto dello Stato. Quindi Ciancimino da' prima il “papello” a Carlo e questo lo da' a Mori, questo è molto importante perché Ciancimino per quanto riguarda le istituzioni si fida di questo Carlo che da trent'anni sta al suo fianco mentre Mori si è fatto avanti più di recente.
Ciancimino, il figlio, ricorda che suo padre per trattare – dato che a trattare tra Stato e mafia c'è da lasciarci le penne se si fa qualche passo falso – aveva preteso delle coperture politiche, che dovevano essere da parte del governo. Nel senso: chi è questo Mori che fa la trattativa? Sarà mica una sua iniziativa personale? No, ci deve essere dietro lo Stato altrimenti mica ci mettiamo a trattare. Chi lo manda Mori? Chi è d'accordo con la trattativa avviata da Mori? Dice Massimo Ciancimino, anche questo tutto da verificare naturalmente ma sono gli squarci che si stanno aprendo e quindi li dobbiamo raccontare così come li sappiamo, per quanto riguarda il governo la copertura chiesta da Ciancimino doveva darla il nuovo ministro dell'Interno Nicola Mancino, per quanto riguardava l'opposizione la copertura la doveva dare il rappresentante per i problemi della giustizia Luciano Violante, di lì a poco diventato presidente della Commissione Antimafia.
Insomma, sono d'accordo il governo e l'opposizione che lo Stato tratti con la mafia dopo la strage di Capaci e dopo la strage di Via D'Amelio? Questo vuole sapere Ciancimino per andare avanti con la trattativa. Infatti, si informa presso il signor Carlo – che secondo alcuni si chiamerebbe Franco, ma insomma... - che è appunto l'uomo dei Servizi affinché si informi di chi sta alle spalle di Mori. Dopodiché la trattativa prosegue, segno che le informazioni vanno a buon fine cioè che arrivano le garanzie che la destra e la sinistra, almeno il pentapartito perché in quel momento non c'era il centrodestra ma il pentapartito ovvero DC, Psi, partiti laici minori da una parte e PDS all'opposizione, non erano contrari. Anzi, secondo Massimo Ciancimino non era contrario il governo mentre la copertura di Violante va in fumo in quanto Violante rifiuta di incontrare Vito Ciancimino.
Quando poi viene catturato Vito Ciancimino nel dicembre del 1992 la trattativa si interrompe anche perché un mese dopo viene arrestato Riina ma non viene perquisito il covo, e sapete quello che succede dopo: secondo i giudici di Palermo dopo la trattativa dei Carabinieri interrotta dall'arresto di Ciancimino e un mese dopo di Riina parte un'altra trattativa, ammesso che fosse un'altra e non il prosieguo della stessa, che coinvolge Dell'Utri il quale fornisce poi le garanzie sulla nascita di Forza Italia, garanzie che verranno ritenute sufficienti da Provenzano tant'è che questo smetterà dopo la stagione delle stragi del 1993 di sparare e inaugurerà la lunga pax mafiosa che dura anche oggi.
Ecco, in quel periodo si inseriscono le tre lettere che Provenzano manda a Berlusconi: una all'inizio del 1992, prima delle stragi, segno che c'erano già dei rapporti con Dell'Utri perché era lui a fare il postino: la lettera Provenzano la dava a Ciancimino, che la dava a Dell'Utri che la dava a Berlusconi, tre volte questo sarebbe successo, la seconda volta alla fine del 1992 dopo le stragi e la terza all'inizio del 1994 quando Berlusconi si getta in politica, e questa è la lettera di cui i magistrati hanno una metà tagliata nella quale Provenzano o chi per lui si rivolge a Berlusconi chiamandolo “onorevole”. Stiamo parlando di un Berlusconi già diventato politico quindi non prima del 1994.
Richieste di aiuti, promesse di sostegno politico, scambi di favori con Dell'Utri che fa il pony express fra Provenzano e Berlusconi, questo è quello che racconta Massimo Ciancimino. E a questo punto i magistrati riaprono le indagini sulla trattativa del “papello” perché è ovvio che se la mafia ha costretto lo Stato a fare delle cose che non avrebbe fatto senza le stragi qui stiamo parlando evidentemente di reati gravissimi, è un'estorsione fatta dalla mafia allo Stato, stiamo parlando di un reato che credo si chiami “minaccia contro corpo politico dello Stato”. Un qualcosa di molto simile a un golpe.

Parla Ciancimino, parlano tutti.

Quando emergono da interviste o indiscrezioni di stampa le prime notizie su quello che ha detto Ciancimino i protagonisti della politica dell'epoca entrano in fibrillazione.
Nicola Mancino, lo sapete, già da anni è oggetto di chiacchiericci continui, poi per fortuna c'è Salvatore Borsellino che ogni tanto strilla forte ciò che gli altri mormorano piano. E' noto che il ministro dell'Interno che avrebbe incontrato Borsellino poco prima della strage di Via D'Amelio è proprio Mancino e Paolo Borsellino lo scrive nel suo diario. Mancino ha sempre negato, come ha sempre negato di aver saputo di trattative o cose del genere.
Guarda caso, quest'estate in un'intervista continua a dire di non aver incontrato Borsellino, al massimo gli avrà dato la mano ma come poteva lui riconoscere Borsellino fra i tanti... come se Borsellino fosse uno fra i tanti: era uno che di lì a quindici giorni morirà ammazzato ed è quello che tutti gli italiani individuano come l'erede naturale di Falcone che è appena stato ammazzato, figuratevi se si può scambiare per un usciere che ti stringe la mano il giorno che diventi ministro. Comunque questo dice Mancino: “non ho incontrato Borsellino, forse gli ho stretto la mano fra le tante”, ma aggiunge: “in quell'estate io respinsi ogni tipo di proposta di trattativa fra Stato e mafia”. Questo è interessante perché vuol dire che qualcuno gli sottopose queste proposte di trattative, e sappiamo che forse anche Borsellino respinse quelle trattative; allora sarebbe interessante sapere chi propose al ministro Mancino quelle trattative, perché dev'essere la stessa persona o lo stesso ambiente che le propose a Borsellino, soltanto che Borsellino disse di no ed è stato ammazzato, Mancino continuò a fare il ministro dell'Interno e devo dire che lo fece anche molto bene.
Violante, quando esce sui giornali che Ciancimino ha dichiarato che suo padre chiedeva la copertura anche della sinistra e cioè si Violante, tarantolato anche lui ha un'illuminazione e corre a Palermo a testimoniare, con dichiarazioni spontanee, che effettivamente gli è venuto in mente 17 anni dopo che il generale Mori gli aveva chiesto, mentre era presidente della commissione Antimafia, di incontrare Ciancimino ma dato che l'incontro proposto doveva essere a quattrocchi lui Ciancimino non lo voleva incontrare. Mori andò altre due volte per sollecitare quell'incontro ma Violante disse sempre di no.
E qui si pone un altro problema: per quale motivo Violante si è tenuto per 17 anni una notizia di questo calibro: nel 1992 non lo sapeva mica nessuno che i Carabinieri del Ros stavano trattando con Ciancimino cioè con la mafia. E Violante era presidente della commissione Antimafia, possibile che non apre immediatamente un'indagine con i suoi poteri, che sono gli stessi della magistratura, può persino convocare testimoni e arrestare la gente se vuole. Perché se non lo voleva fare lui non ha avvertito il suo amico Caselli che di lì a poco è andato a fare il procuratore capo di Palermo? Subito, all'inizio del 1993 così la trattativa si sarebbe saputa e sarebbe stata interrotta e non se ne sarebbero fatte altre perché sarebbero intervenuti i magistrati. Invece, Violante questa cosa se la tiene per 17 anni, dal 1992 al 2009, e poi tomo tomo cacchio cacchio se ne viene fuori con una dichiarazione ai magistrati di Palermo dicendo: “toh... guarda mi è venuto in mente! E' vero!”. Intanto i magistrati di Palermo avevano processato il generale Mori per la mancata perquisizione del covo di Riina, l'avevano di nuovo fatto rinviare a giudizio per la mancata cattura di Provenza e Violante sempre zitto! Eppure sarebbe stato importante, in quei processi, avere la sua testimonianza! Violante che dice che il generale Mori faceva da tramite, da ambasciatore di Ciancimino per convincerlo a incontrare Ciancimino!
Voi capite che per uno che viene processato per favoreggiamento della mafia il fatto che andasse a chiedere a Violante: “scusi, lei vuole incontrare Ciancimino?”, un generale dei Carabinieri, sarebbe stato interessante. Violante zitto, se ne salta fuori adesso perché non lo può più negare, l'ha raccontato Ciancimino, quindi, trafelato, arriva a dire la sua verità, tardiva, molto tardiva.
Ayala: “Mancino ha incontrato Borsellino... o forse no”

Ma non è finita perché questa è anche l'estate nella quale salta fuori, con un'intervista ad Affariitaliani, l'ex giudice Ayala, già pubblico ministero nei processi istruiti da Falcone e Borsellino poi datosi alla politica e ultimamente, trombato dalla politica, ritornato in magistratura – credo che sia giudice in Abruzzo.
Ayala dice: “poche balle, Mancino aveva incontrato Borsellino, me l'ha detto lui”. A questo punto il giornalista dice: “ma Mancino lo nega” e lui risponde: “no, mi fece vedere l'agenda nella quale c'era scritto che il 1° luglio del 1992 Mancino aveva incontrato Borsellino”.
Strano, una bomba! I magistrati convocano immediatamente Ayala per saperne di più, lo convocano ovviamente quelli di Caltanissetta che stanno indagando sui mandanti esterni delle stragi. E lì Ayala dice: “no, ma io sono stato frainteso”. Piccolo problema: Affariitaliani ha l'audio registrato con le parole di Ayala. Possibile che Mancino gli abbia fatto vedere un'agenda con scritto l'incontro con Borsellino e Ayala sia stato frainteso? In che senso frainteso? Spiegherà Ayala, dopo aver capito che non può smentire le dichiarazioni perché sono state registrate, che si era sbagliato lui nell'intervista: Mancino gli aveva fatto vedere un'agenda dove non c'era il nome di Borsellino e lui, invece, ricordava che nell'agenda ci fosse. Ma se uno nell'agenda non ha il nome di Borsellino, per quale motivo dovrebbe farla vedere ad Ayala? E' evidente che fai vedere l'agenda se hai scritto un nome, se non c'è scritto niente che prova è che non hai visto una persona?
Tu puoi vedere tutte le persone di questo mondo e non scriverle nell'agenda, è se lo scrivi che lo fai vedere a una persona per testimoniare quello che le stai dicendo! Cose da matti, comunque questo è un altro rappresentante delle istituzioni folgorato e poi avviato rapidamente alla retromarcia.
Ma non è finita: a questo punto interviene il generale Mori che, non si sa se in un'intervista o in una notizia fatta trapelare all'agenzia “il Velino” dice: “Violante non si ricorda mica bene: non gli avevo proposto di incontrare Ciancimino a tu per tu, ma di farlo parlare in commissione Antimafia!”. Allora resta da capire come mai Violante non abbia accettato di convocare Ciancimino in commissione Antimafia visto che l'Antimafia convocava pure i pentiti di mafia, non è che potesse sottilizzare: se Ciancimino aveva qualcosa da raccontare perché non fargliela dire?

Ciampi e il suo telefono a Palazzo Chigi “manomesso”

A questo punto salta fuori l'ex presidente della Repubblica Ciampi, che ricorda che cosa successe a Palazzo Chigi: Ciampi è presidente del Consiglio nella primavera-estate del 1993 quando esplodono le bombe nel continente, a Roma, Milano e Firenze. E soprattutto, nella notte degli attentati alle Basiliche a Roma, mentre a Milano esplode via Palestro il 27 luglio del 1993, Ciampi ricorda il famoso black out nei palazzi del potere ma anche che “ero a Santa Severa in vacanza, rientrai con urgenza a Roma di notte, accadevano strane cose: io parlavo al telefono con un mio collaboratore a Roma e cadeva la linea. Poi trovarono a Palazzo Chigi il mio apparecchio manomesso, mancava una piastra”. C'erano ancora le cornette, non c'era ancora ai livelli di oggi i cellulari. “Al largo della mia casa di Santa Severa, a pochi km da Roma, incrociavano strane imbarcazione: mi fu detto che erano mafiosi allarmati dalla legge che istituiva per loro il carcere duro. Chissà, forse il carcere lo volevano morbido”.
Ciampi, dopo quell'episodio, va a Bologna all'improvviso e il 2 agosto commemora a sorpresa la strage di Bologna ricordando il ruolo della P2, cosa che ricorda di nuovo in questa intervista a Repubblica nella quale dice anche che purtroppo su quei rapporti tra la P2, telefoni manomessi, black out eccetera non è stata fatta chiarezza.
Il giorno dopo, il procuratore di Firenze competente sulle stragi del 1993 interviene piccato: è Pier Luigi Vigna, già capo della procura di Firenze, già capo della procura nazionale Antimafia il quale dice: “noi abbiamo indagato tutto, non c'è più niente da indagare”. Il giorno dopo ancora dice: “la politica tace il nome dei mandanti occulti delle stragi”: insomma, dice due cose all'apparenza sembrerebbero contraddirsi ma soprattutto non si spiega per quale motivo scopriamo solo oggi che il telefono di Ciampi a Palazzo Chigi, il telefono personale del Presidente del Consiglio del 1993, la notte delle stragi era stato manomesso, gli hanno tolto una piastra, era intercettato probabilmente il capo del Governo! Da chi può essere intercettato il capo del governo che è anche il capo dei Servizi Segreti e che al largo della sua casa al mare “incrociavano strane imbarcazioni: mi fu detto che erano mafiosi allarmati dalla legge sul carcere duro”.
Mettete insieme tutte queste cose, mettete insieme che Martelli, allora ministro della Giustizia dice: “lo Stato forse non trattava con la mafia ma rappresentanti dello Stato si”. E lo dice così, en passant, in un'intervista. E mettete insieme che Dell'Utri, beffardo, l'altro giorno rilascia un'intervista dicendo: “apprendo dai giornali che qualcuno avrebbe trattato con la mafia: sarebbe gravissimo se ciò fosse successo, bisogna assolutamente istituire una commissione parlamentare d'inchiesta per fare luce perché è orribile l'idea che qualcuno tratti con la mafia i tempi delle stragi. Cosa mi dice, signora mia?”. Dell'Utri dichiara in un'intervista.

Il cerino in mano

Voi capite che qui siamo di fronte a una classe politica e a un ceto dirigente dove anche l'ultimo degli uscieri sa cento volte di più di quello che sappiamo noi e di quello che sanno i magistrati. In Italia i cittadini e i magistrati sono come i cornuti, sono sempre gli ultimi a sapere, e voi vedete che questo giro, questa ristretta cerchia di persone si manda messaggi perché si è aperto qualche spiraglio, perché qualcuno sta cominciando a parlare. E se qualcuno sta cominciando a parlare, saranno squalificati come dice il Capo dello Stato ma del resto, se stiamo parlando di stragi, è ovvio che chi deve saperne qualcosa non può che essere persona squalificata, sarebbe meglio se i testimoni delle stragi fossero delle suore Orsoline, ma purtroppo queste delle stragi non ne sanno niente, è molto meglio che parlino i mafiosi o i figli dei mafiosi. Anche quella dichiarazione del Capo dello Stato sembrava tanto un invito a chiudere certe bocche.
Evidentemente, in questa ristretta cerchia c'è un sacco di gente che sa, che tace, che si manda messaggi trasversali perché comunque “io so che tu sai che io so”, e che sarebbe bene venisse fuori allo scoperto. Perché fanno così? Perché si mandano queste strizzatine d'occhio e queste rasoiate al curaro? Perché sanno che se la verità comincia a uscire, lo scarica barile andrà avanti fino a quando uno, l'anello più debole, verrà scaricato. Purtroppo in questa stagione i protagonisti sono tutti vivi, purtroppo per loro: ci fosse qualche bel morto a cui scaricare addosso le responsabilità l'avrebbero già fatto, ma tutti coloro che avevano queste responsabilità istituzionali sono vivi e si stanno buttando addosso l'uno sull'altro i cadaveri delle stragi del 1992 e 1993.
Teniamo gli occhi aperti e stiamo a vedere nei prossimi mesi chi rischia di restare col cerino in mano, perché chi rischia di restare col cerino in mano prima di bruciarsi magari parla.
Abbonatevi al “Fatto”, siamo già in 20.000, frequentate il sito Antefatto.it dove trovate un sacco di notizie in anteprima rispetto all'uscita del giornale che sarà il 23 settembre: mercoledì 23 settembre saremo in edicola col primo numero de “Il Fatto” e passate parola!"

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"Rimbalza il clandestino" e l'odio razziale

Il figlio di Bossi, Renzo Bossi, è l'uomo informatico della famiglia: è infatti lui a gestire la pagina ufficiale di facebook della Lega Nord.
Nella campagna estiva è spuntato su questa pagina un gioco che ironizza su una tematica molto importante e sentita: lo sbarco di clandestini.

Il gioco viene pubblicato sulla pagina ufficiale della Lega, ha una sua pagina per i fan ed è molto semplice.
Appena apriamo il gioco ci ritroviamo davanti alla nostra cara Italia e troviamo delle barche, cariche di clandestini, che devono essere tempestivamente rimandate a casa. Con uno, fino ad un massimo di 5 click dovremo far sparire le barche dallo schermo, proprio come succede nelle peggiori delle realtà, dove barche cariche di esseri umani come tutti noi si disperdono nelle acque italiane.
Scopo del gioco è rimandarne a casa il più possibile: nel caso qualche clandestino riuscisse sfortunatamente a sbarcare comparirà il game over: "Prova ancora. Vedrai che la prossima volta riuscirai a dimostrare di essere un vero leghista."

Il gioco ha suscitato parecchie polemica, poiché tratta un tema molto delicato in una maniera alquanto rozza.
Fioroni si esprime così: "La Lega trasforma, come fa il figlio di Bossi su Facebook, le sofferenze umane in un gioco"


Andando a cercare su Facebook il gioco veniamo informati che il gioco non è momentaneamente disponibile, forse per problemi tecnici, forse per una quantomai giusta censura.

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Unipol, D'Alema e l'Opa sul PD



Buongiorno a tutti, proseguiamo nell’ultima puntata di Passaparola versione estiva, la nostra galoppata nei processi che verranno, quello che potremmo chiamare il “come è andata a finire” di tante vicende di cui avevamo sentito parlare all’inizio, che poi sono state immediatamente silenziate dai media, ma avremo un giornale tra poco, Il Fatto Quotidiano, che potrà raccontare tutto, anche il come è andata a finire.


Tre processi a conclusione


Oggi vi do qualche ragguaglio: intanto avevo raccontato, qualche mese fa, che la signora Mastella era finita nel mirino della Corte dei Conti di Napoli, a proposito di alcuni regalucci che aveva fatto a Consiglieri Regionali - lei è Presidente del Consiglio Regionale della Campania, tra l’altro caso incredibile: Mastella è passato con il centrodestra è al Parlamento europeo con il Popolo della Libertà, la sua signora invece continua a fare impunemente il Presidente del Consiglio Regionale della Regione Campania nel centrosinistra, è una famiglia bipartisan, quando c’è da arraffare poltrone! - era finita sotto osservazione da parte della Corte dei Conti per aver regalato delle medagliette commemorative piuttosto dispendiose e invece, alla fine, la Procura della Corte dei Conti ha sostenuto che quelle rientravano nelle spese di rappresentanza, come già aveva deciso, per altro, per le spese forse un po’ eccessive sostenute dalla signora e dal suo codazzo per il Columbus Day di alcuni anni fa. Quella vicenda - tanto dovevamo - si è conclusa almeno davanti alla Corte dei Conti con un nulla di fatto.
In autunno avremo probabilmente, almeno entro la fine dell’anno, la sentenza del processo Dell’Utri, che in primo grado era stato condannato a nove anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa: fortuna ha voluto che i Pubblici Ministeri trovassero proprio in extremis quelle lettere di Provenzano a Berlusconi, di cui Dell’Utri avrebbe dovuto fare da postino e quindi, se il Tribunale, anzi se la Corte d’Appello accetterà questo versamento di nuovi atti in extremis fatto a luglio, i giudici avranno un elemento in più per giudicare il ruolo che era stato ritenuto, dimostrato dai giudici di primo grado di Dell’Utri di trait d’union tra la mafia e il gruppo Berlusconi ai tempi in cui il gruppo Berlusconi era soltanto un gruppo editoriale, imprenditoriale e poi, invece, nei tempi in cui si era trasformato in un partito politico.
Avremo la conclusione, probabilmente, almeno di una tranche, ossia quella a carico degli imputati che hanno chiesto il rito abbreviato, come l’ex numero uno della Juventus Antonio Giraudo nel processo Calciopoli di Napoli, che sta andando avanti anche a carico di Moggi e di tanti altri dirigenti di squadre di calcio, sia ex dirigenti come nel caso di Moggi, sia nel caso di attuali dirigenti come Diego Della Valle della Fiorentina, come Claudio Lotito della Lazio, come i vertici del Milan etc. etc..

Unipol: uno scandalo che non dimentichiamo

Avremo anche l’inizio, invece, del processo per il caso Unipol: qualcuno dirà “già, il caso Unipol che fine ha fatto?”, Massimo D’Alema e i suoi fedelissimi ritengono che la gente ormai se lo sia dimenticato e conseguentemente si stanno riprendendo il partito, si accingono a riprendersi il partito, mandando avanti Pierluigi Bersani. In realtà questo processo riaccenderà, si spera, i riflettori su uno scandalo che non è stato affatto archiviato, perché c’era stato raccontato che, a differenza della scalata di Fiorani e della Popolare di Lodi all’Antonveneta, invece la scalata della Unipol alla Banca Nazionale del Lavoro era tutta regolare: col cavolo! La Procura di Milano, in un’udienza preliminare che sta durando da più di un anno, vuole che venga processato e conseguentemente rinviato a giudizio un bel po’ dei processati inizialmente ipotizzati. Sono stati esclusi da responsabilità penali e quindi sono stati chiesti i proscioglimenti per tredici figure che, inizialmente, erano indagate per concorso nell’aggiotaggio, che avrebbe commesso Consorte, ossia nella turbativa del mercato nel momento in cui Consorte intestava occultamente a prestanomi suoi le quote della Banca Nazionale del Lavoro, che non poteva permettersi, almeno subito, di comprare in proprio: il tutto, avendo ormai raggiunto una quota superiore al 30%, che avrebbe dovuto imporgli immediatamente di lanciare l’offerta pubblica, in modo da fare alzare il prezzo delle azioni dei piccoli risparmiatori e poter consentire loro di vendere le loro azioni, nel caso avessero saputo di questo suo interessamento e invece l’accusa è quella che Consorte abbia fatto tutto aumm aumm, in segreto, per non dover pagare tutte le azioni che, evidentemente, non poteva permettersi di pagare. Questo è l’aggiotaggio ipotizzato dalla Procura di Milano, se ne stanno occupando, coordinati dal Procuratore aggiunto Francesco Greco, i Pubblici Ministeri Luigi Orsi e Gaetano Ruta in quest’udienza preliminare, che è davanti al G.I.P. Luigi Varanelli. I tredici che sono stati chiesti di archiviazione, di proscioglimento, sono il Credit Swisse Fest Boston, la banca giapponese Nomura, le cooperative Talea, Estense, Nova e Adriatica con i loro dirigenti, il finanziere bresciano Emilio Gnutti, il costruttore Marcellino Gavio e l’immobiliarista Alvaro Pascotto, questi dovrebbero uscire dal processo. Chi rimane invece? Rimangono i big: rimangono intanto Giovanni Consorte, già Presidente dell’Unipol, rimane l’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, il suo capo della vigilanza Francesco Frasca, il braccio destro di Consorte e braccio sinistro, ossia Sacchetti e Cimbri, banchieri italiani del BPV Zonin e Ivo Gronchi, il banchiere della BPR Leoni, il banchiere della Carige Berneschi e poi Giampiero Fiorani, che ha già chiesto di patteggiare la pena anche in questo processo. Questi, secondo l’accusa, erano il nocciolo duro della scalata Unipol alla BNL illegale, secondo l’accusa.
E poi c’è quel patto parasociale, ossia c’è il fronte dei furbetti del quartierino: gli immobiliaristi legati a Francesco Gaetano Caltagirone, che avevano sostanziose quote della BNL e che si erano impegnati, più o meno segretamente, a girarle a Consorte, quindi stiamo parlando di Francesco Gaetano Caltagirone, ma anche del quartetto dei furbetti del quartierino, ossia Ricucci, Statuto, Coppola più Vito Bonsignore che, oltre a fare l’affarista, fa anche l’Europarlamentare del Popolo della Libertà. Quelli avrebbero costituito, secondo l’accusa, la sponda indispensabile a Consorte per la scalata: senza le loro quote Consorte non avrebbe potuto conquistare così agevolmente la maggioranza della grande banca romana, Banca Nazionale Del Lavoro, appunto.
Poi c’è il cotè politico e questo è molto interessante, perché con l’aprirsi del processo, del dibattimento, li vedremo sfilare questi politici: non sono potuti sfilare come imputati, perché si sono salvati - adesso vediamo come - grazie a vari tipi di immunità italiani e europei e dovranno quindi sfilare come testimoni, verranno citati come testimoni, dovranno giurare di dire la verità e poi dovranno dirla, perché se non la diranno rischieranno un’incriminazione per falsa testimonianza. Quindi non so se è convenuto loro comparire in quel processo come testimoni o invece come indagati perché l’imputato, a differenza del testimone, ha il diritto di mentire, mentre invece il testimone, se mente, commette un reato.

Il macigno morale di Fassino, D'Alema e Latorre

Sapete che i politici coinvolti in quella scalata erano almeno tre: erano Piero Fassino, segretario dei DS, Massimo D’Alema, sostegno forte a Giovanni Consorte e poi Nicola Latorre, l’uomo di mano di D’Alema per queste e altre vicende, quello del pizzino, quello che è solito passare pizzini a esponenti del centrodestra in televisione per suggerire loro che cosa dire, quando manca loro la parola. Bene, questo terzetto di dirigenti dei DS fu beccato al telefono con Giovanni Consorte nei giorni caldi della scalata, a scambiare informazioni anche riservate, illegali secondo i Pubblici Ministeri, almeno nel caso di D’Alema e di Latorre. Fassino ha una posizione diversa, perché Fassino fu avvertito a cose fatte, era un po’ l’ultimo a sapere poveretto, era il segretario del partito e non gli dicevano mai niente. Quindi, secondo la Procura, non solo Fassino non ha commesso reati, ma anche nelle telefonate con Fassino Giovanni Consorte non ha commesso reati e conseguentemente, per quelle telefonate, va prosciolto, perché inizialmente quelle telefonate erano state ipotizzate come prove di insider trading, ossia di informazioni privilegiate che venivano date a qualcuno rispetto a qualcun altro prima che queste informazioni venissero comunicate al mercato. Bene, scrivono i giudici che il tenore delle telefonate di Consorte a Fassino o tra Consorte e Fassino ha un contenuto informativo assai povero, al di sotto di quanto Fassino stesso avrebbe potuto leggere sui giornali: non gli dicevano niente, gli dicevano poco e glielo dicevano anche tardi, dopo che era uscito sui giornali e quindi Fassino ce lo dimentichiamo. Invece ci sono le telefonate di Consorte con Latorre e con D’Alema e spesso era Latorre a passare il telefono a D’Alema, che parlava con Consorte sul cellulare di Latorre. Qui le cose cambiano: scrivono i magistrati, proponendo che Consorte venga processato anche per insider trading, sulla base di quello che aveva confidato nelle telefonate sul telefono di Latorre, quando parlava con Latorre e con D’Alema, beh, qui le informazioni invece erano piuttosto sostanziose, qui si entra nel vivo. Scrivono i magistrati “ Consorte in quelle telefonate non è così vago: anzi, il 6 e 7 luglio offre a Latorre informazioni che non stanno sui giornali e il 15 luglio - siamo nel 2005 - ribadisce di avere già il 51, 5% della Banca Nazionale Del Lavoro”, notizia che effettivamente non era pubblica, anche perché sopra il 30% avrebbe dovuto lanciare l’Opa e qui aveva già il 51% e l’Opa pare che non l’avesse ancora lanciata. Conseguentemente la notizia non solo non era pubblica, ma era la notizia di un reato che si stava commettendo. Consorte ha chiesto di essere interrogato di nuovo, perché sostiene che il quadro accusatorio è stato ridimensionato, perché non ci sono, insieme a Consorte, gli ipotetici concorrenti nel reato di insider trading? Cioè perché non ci sono Latorre e D’Alema? Ricorderete che la Procura di Milano aveva intenzione di indagare anche loro per concorso nel reato commesso da Consorte: aveva chiesto alla Forleo, la quale aveva inoltrato al Parlamento quelle telefonate, per avere l’autorizzazione a utilizzarle in base alla legge Boato. Il Parlamento aveva fatto il pesce in barile per un bel po’, aveva massacrato di botte la Forleo, la quale è stata poi cacciata da Milano da un Consiglio Superiore supino e obbediente agli ordini politici, l’inchiesta però è andata avanti comunque: la Procura di Milano ha reiterato, attraverso un altro G.I.P., al Parlamento la richiesta dell’utilizzo delle telefonate di Latorre e il Senato ha risposto picche per la seconda volta. Intanto D’Alema se l’era svignata, sostenendo che all’epoca delle telefonate lui non era parlamentare italiano, ma era parlamentare europeo e che quindi la richiesta di autorizzazione all’utilizzo delle telefonate andasse inoltrata al Parlamento europeo. Anche lì il Parlamento europeo, con il contributo fattivo dei Deputati italiani di centrodestra e di centrosinistra, compreso Bonsignore, che ha votato per salvare D’Alema, il Parlamento europeo ha deciso che non bisognava autorizzare l’utilizzo di quelle telefonate e conseguentemente, senza la prova contenuta in quelle telefonate, non si possono processare, ovviamente, i due politici. Questo per quanto riguarda l’aspetto penale dovrebbe metterli al riparo da qualunque conseguenza di quelle telefonate intercettate: rimane l’aspetto politico, ovvero rimane l’aspetto di una scalata bancaria per la quale stanno per essere rinviate a giudizio una ventina di persone, banche, banchieri, dirigenti, affaristi, finanzieri etc. etc., ritenuta illegale, ritenuta viziata da reati di aggiotaggio e insider trading, alla quale contribuivano addirittura, in telefonate che costituiscono reato a carico di Consorte, perché nei suoi confronti quelle telefonate possono essere utilizzate, due dirigenti dell’attuale Partito Democratico, che praticamente se, come pare, Bersani vincerà il congresso, saranno i veri azionisti di maggioranza del Partito Democratico, visto che Bersani è uomo di D’Alema, appoggiato ventre a terra da Massimo D’Alema e dal suo entourage, Latorre in primis.

Ecco: chi rinfaccia le questioni morali e le questioni politiche, le questioni di correttezza, giustamente, a Berlusconi, dovrebbe ricordarsi anche delle proprie e il caso Unipol è un macigno che può anche essere rimosso, con le immunità italiane e europee, dal punto di vista penale, ma dal punto di vista morale questo è macigno che il signor D’Alema e il signor Latorre si porteranno finché campano sulle spalle. Passate parola."

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I paradisi fiscali di Mediaset



Sommario della puntata:
Gli incubi del Cavaliere
Il filone d'inchiesta Mediatrade
La banca Arner


Gli incubi del Cavaliere

"Che cosa preoccupa il Cavaliere, che cosa turba i suoi sogni, oltre alle vicende di donne, di escort, o è meglio chiamarle prostitute, che stanno movimentando la nostra primavera e la nostra estate? Probabilmente una delle ragioni della preoccupazione è il riaprirsi delle indagini sui mandanti occulti delle stragi e l’emergere di quella famosa lettera, anzi delle tre ormai famose lettere: famose per noi, che ne abbiamo parlato qui a Passaparola, famose per pochissimi di quelli che hanno visto i telegiornali, visto che non hanno mai sentito raccontare la verità neanche su molti dei grandi giornali, a parte qualcuno, quindi sicuramente c’è questo: le famose lettere di Provenzano al Cavaliere. Ma c’è anche un paio di novità che spuntano a Milano e che sono molto poco conosciute: che io sappia ne ha parlato soltanto Luigi Ferrarella una volta su Il Correre della Sera e ne hanno parlato Paolo Biondani e Vittorio Malagutti su L’Espresso. Una è l’indagine Mediatrade e l’altra è l’indagine sulla Arner Bank di Lugano. Ve le spiego, cercando di farmi capire rapidamente, perché queste sono indagini che non sono coperte dal Lodo Alfano, sapete che il Lodo Alfano copre soltanto i processi e quindi le indagini anche alle alte cariche si possono ancora fare, sei processi a Berlusconi sono bloccati: è bloccato il processo Mills per Berlusconi e è bloccato il processo sulla compravendita dei diritti Mediaset, dove il Cavaliere è imputato di falso in bilancio, frode fiscale e appropriazione indebita, invece le indagini si possono fare. Ebbene, stanno arrivando a conclusione, per la scadenza dei termini a indagare, le indagini su Mediatrade: che cosa è Mediatrade? E’ una società controllata dal gruppo Berlusconi che, dal 1999, ha il compito di acquistare i diritti per la trasmissione dei programmi televisivi e cinematografici sulle reti Fininvest, diritti che vengono comprati soprattutto negli Stati Uniti, presso le Major di Hollywood , prima questi diritti li comprava per conto del gruppo una società maltese, la Ims e adesso, dal 99 in poi, li compra Mediatrade. Conseguentemente l’indagine Mediatrade è un filone separato che nasce dall’inchiesta sulla compravendita dei diritti televisivi. Abbiamo già spiegato altre volte come avveniva, secondo l’accusa, questa compravendita: se a comprare i film dalle case di produzione americane e i telefilm, le fiction e tutto il resto è direttamente la società Fininvest prima e Mediaset poi, si stabilisce il prezzo e è finita lì. Invece, secondo l’accusa, Fininvest e poi Mediaset che cosa facevano? Facevano comprare i film da società off shore nei paradisi fiscali, che erano controllate, ma solo occultamente, dal gruppo e quindi non risultavano del gruppo e allora i film, a ogni passaggio di proprietà, aumentavano di valore: un aumento fittizio che andava a creare una gigantesca provvista di fondi neri, che poi si fermava sulle varie società che, a catena, si passavano questi film. La prima comprava a dieci, la seconda a quindici, la terza a venti, la quarta a trenta, la quinta a quaranta e alla fine, quando arrivava al destinatario finale, l’utilizzatore finale lo potremmo sempre chiamare, valeva molto di più di quello che valeva in realtà e tutto il resto si era fermato sotto forma di fondi neri, in barba al fisco, in barba alla trasparenza dei bilanci per andare a alimentare questo grande polmone di fondi neri, di cui Berlusconi è considerato l’utilizzatore finale davvero, perché è imputato per appropriazione indebita, ossia per aver derubato le casse delle sue società, che sono per giunta in parte quotate in borsa, oltre a non averci pagato le tasse e aver falsificato i bilanci, sempre nell’ipotesi d’accusa.


Il filone d'inchiesta Mediatrade

Ebbene, di quest’indagine c’è uno stralcio, c’è un filone parallelo che riguarda appunto Mediatrade: Berlusconi sa di essere indagato fin dal 2007, quando i magistrati gli notificarono un avviso di proroga delle indagini, lui è sospettato, è iscritto nel registro degli indagati per concorso in appropriazione indebita, insieme a altri. Ossia un’altra volta è accusato di avere attinto a piene mani dalle casse delle sue società e questi sono fatti molto recenti, sono fatti che si riverberano sui bilanci del gruppo molto recenti, quindi sono difficili da fare cadere in prescrizione: prepariamoci a qualche altra legge ad personam .
In questo fascicolo si dice che ci sono in ballo 100 milioni di Euro, una bella sommetta: inizialmente sembrava che quei soldi se li fosse fregati il produttore egizio /americano Frank Agrama, che è un vecchio amico di Berlusconi, che è un produttore di film, che è un suo sodale e pareva essersi fregato questi soldi e averli depositati sui conti di una società di Hong Kong, insomma che avesse fatto la cresta dalle casse dal biscione. In realtà, secondo l’accusa della Procura di Milano, quelli non erano soldi rubati da Agrama: erano soldi che Agrama aveva messo da parte anche per conto di Berlusconi, ossia Agrama sarebbe niente altro che un socio occulto di Berlusconi che ha messo da parte un altro bel po’ di fondi neri e da qui l’accusa ai due di appropriazione indebita.
Inizialmente Berlusconi, insieme a Confalonieri e a altri sette imputati, era stato rinviato a giudizio - scrive Ferrarella su Il Corriere della Sera - con l’accusa di aver mascherato la formazione di ingenti fondi neri dirottati dalle casse della Fininvest e della Mediaset verso i conti esteri gestiti dai suoi fiduciari, che erano appunto quelle provviste di nero che nascevano dalla catena di Sant’Antonio delle varie società che si passavano l’una con l’altra i film e quindi di aver gonfiato i prezzi di quei film.
Nel 2008 è passata la legge Alfano e quel processo lì è stato congelato in attesa che la consulta si pronunci, sperando che non avvengano altre cenette intime tra i giudici della consulta e l’utilizzatore finale del Lodo Alfano.
Molte delle accuse, nel frattempo, in quel processo sono state falcidiate dalla prescrizione e, in parte, anche grazie alla legga ex Cirielli, che ha anticipato i termini della prescrizione, perché all’inizio, nel processo Mediaset, Berlusconi e i suoi coimputati erano accusati di appropriazione indebita per 276 milioni di dollari e frodi fiscali per un valore di 120 miliardi di lire, fino al 1999. Dopodiché, nella contestazione suppletiva, il magistrato, Pubblico Ministero De Pasquale, ha allungato il falso in bilancio fino al 2001, cioè ancora fuori dalla prescrizione, facendo arrivare delle carte proprio da quel processo stralcio, il processo Mediatrade, che è questa società controllata che, materialmente, ha il compito, per conto di Mediaset, di acquistare i film dalle Majors , o i diritti per trasmettere i film dalle majors . Questo è il fascicolo che preoccupa Berlusconi, sia perché i fatti sono molto recenti e quindi non saranno facili da mandare in prescrizione così rapidamente, sia perché in questo processo siamo nuovamente nel pieno dei fondi neri, dei paradisi fiscali che lui poi, nei vertici internazionali insieme al suo sodale Tremonti, dice di voler combattere per un ritorno all’etica nella finanza. Bene, Il Corriere parla di conti esteri nei paradisi fiscali dai nomi pittoreschi: c’è il conto Trattino, il conto Teleologico, il conto Litoraneo, il conto Sorzio, il conto Clock, il conto Pace etc. etc.. Questo è un processo che sta arrivando alla conclusione nella fase delle indagini e pare che la Procura, appunto, voglia depositare gli atti in attesa - così di solito avviene - di chiedere il rinvio a giudizio del Presidente del Consiglio, quindi questo sarebbe un altro processo che andrebbe a aggiungersi ai due congelati a Milano, senza dimenticare che ce ne è pure uno congelato a Roma: quello per la compravendita dei Senatori nel caso Saccà, che il G.I.P., interpretando il Lodo Alfano in maniera estensiva e considerando coperta anche la fase delle indagini dal Lodo Alfano, ha sospeso in fase di indagine, sempre in attesa che la Corte Costituzionale ci dica se il Lodo è legittimo oppure no.

La banca Arner

C’è invece l’altra inchiesta: un’altra inchiesta che, per il momento, almeno da quello che si sa non coinvolge Berlusconi personalmente, ma coinvolge la banca di riferimento di Berlusconi, della sua famiglia e dei suoi cari. La banca si chiama Arner, è nata come Finanziaria a metà degli anni 90 e poi è diventata una banca a tutti gli effetti, sta, come sede centrale, a Lugano e l’11 giugno scorso è stata perquisita dalla Guardia di Finanza, in seguito a un’indagine della Procura di Milano che è nata proprio dalla denuncia di alcuni ispettori della Banca d’Italia e l’indagine parla di riciclaggio di denaro sporco o sospetto. Ci sono molte ombre sulla filiale italiana milanese di questa Arner Bank, si parla di giochi di sponda milionari con, tanto per cambiare, paradisi fiscali: questo scrivono Malagutti e Biondani su L’Espresso. Gli ispettori della Banca d’Italia hanno sostenuto che, dai loro rilievi, non è possibile, in questo momento, risalire, individuare il reale beneficiario di queste triangolazioni con i conti esteri e le società off shore. Da 15 anni la Arner è la banca di fiducia di Berlusconi, lì avvengono operazioni fiduciarie, lì avvengono operazioni per investimenti, è la cassaforte che amministra una parte del patrimonio del nostro Presidente del Consiglio e della sua famiglia. Tant’è che il conto di gestione intestato a Silvio è il numero uno nella filiale italiana della Arner, è il cliente privilegiato e poi ci sono anche i conti dei suoi amici più stretti: per esempio, lì ha i suoi conti il fondatore della Mediolanum Ennio Doris, lì ha i suoi conti la famiglia Previti, lì ha i suoi conti Salvatore Sciascia, l’ex addetto ai servizi fiscali della Fininvest, poi condannato per corruzione della Guardia di Finanza e quindi promosso immediatamente in Parlamento e lì hanno parcheggiato un bel po’ di soldi tre Finanziarie tra quelle che controllano la Fininvest, che sono la Holding italiana 2, 8 e 5 e sono amministrate tutte e tre dai figli di primo letto Marina e Piersilvio. Naturalmente questa banca viene scelta perché garantisce la riservatezza assoluta, garantisce fondi di investimento alle Bahamas e in società lussemburghesi, ottimi rapporti con paradisi fiscali, di recente ha addirittura inaugurato, la Arner Bank, un ufficietto a Dubai, che è l’ultimo grido dell’off shore nel mondo. Sapete che l’off shore si sta spostando dal centro America ai paesi arabi proprio perché nel centro America da parte dei vertici internazionali, si è detto che i paesi devono chiudere le casseforti estere e quindi, invece di chiuderle, semplicemente le trasferiscono in posti più lontani, più esotici, più lontani dalle telecamere.
Uno dei fondatori di questa banca si chiama Paolo Del Bue, il quale è coimputato, insieme a Berlusconi e agli altri, nel processo sui fondi e sui film di Mediaset, è stato uno dei protagonisti della vicenda Mills, l’avvocato Mills è l’avvocato che aveva creato le società estere off shore del gruppo Fininvest, Del Bue è uno dei soci fondatori della Harner Bank. Ebbene, questa banca ha avuto diverse traversie, perché dopo alcune pressioni delle autorità di vigilanza Svizzere aveva nominato un nuovo Presidente di garanzia, un revisore dei conti, un certo Adriano Vassalli, poi nel 2008 sono successe altre cose: c’è stata l’ispezione della Banca d’Italia nella filiale italiana, dove si sono scoperte queste sospette operazioni di riciclaggio, è partita l’indagine alla Procura di Milano per riciclaggio e, nel frattempo, anche la Procura di Palermo si è interessata al direttore e altro socio fondatore della Arner, che si chiama Nicola Bravetti, che è stato arrestato dai magistrati antimafia di Palermo con l’accusa di aver intestato fittiziamente dei beni, aiutando così un imprenditore siciliano, un certo Francesco Zummo, a fare sparire delle somme notevoli, 13 milioni di Euro, alle Bahamas. Zummo era stato condannato in primo grado per associazione mafiosa, poi è stato assolto in appello dall’accusa di riciclaggio e insomma è accusato di essere un bel personaggino dai giri giusti in questa finanza torbida; è stato arrestato il direttore della filiale italiana della Arner, questo Nicola Bravetti, appunto, per avergli dato una mano a fare sparire un po’ di soldi e questa filiale italiana è proprio quella che ha, come cliente numero uno, Silvio Berlusconi e a seguire tutti i suoi cari e una parte della sua numerosa famiglia. I Pubblici Ministeri di Palermo sono riusciti addirittura a ottenere una risposta alle rogatorie dalle Bahamas, cosa che di solito non accade mai e quindi a fare sequestrare quei 13 milioni che Zummo, secondo l’accusa, avrebbe fatto sparire ai Caraibi con l’aiuto del direttore della filiale italiana della Arner Bank e adesso sta esaminando l’enorme documentazione che, dalle Bahamas, è arrivata a Palermo, a carico del banchiere e del suo sodale. La banca ha detto di non avere niente da nascondere e che Zummo, essendo stato assolto in appello dall’accusa di riciclaggio dopo una condanna in primo grado di cinque anni, questo fa cadere tutta l’accusa anche nei confronti di quello che l’ha aiutato, ma in realtà invece i magistrati rispondono che l’intestazione fittizia di beni è vietata indipendentemente dalle vicende penali del beneficiario di questa intestazione di beni. Insomma, abbiamo addirittura il nuovo governatore Draghi, il governatore della Banca d’Italia Draghi, che aveva designato al vertice della Arner Alessandro Maggiorelli, il quale adesso è finito anche lui sotto inchiesta per favoreggiamento in queste storie e in altre storie di riciclaggio, sempre da parte della Procura di Milano. Quindi una banca che ha i suoi vertici sotto osservazione di due Procure della Repubblica, Milano e Palermo, per storie di presunto riciclaggio, un cliente è Silvio Berlusconi, che evidentemente ha cominciato a dare - chissà come mai! - segni di nervosismo. Ne sapremo di più alla ripresa dell’attività giudiziaria ma, anche da questi fronti, possiamo capire per quale motivo il Cavaliere è così agitato. Passate parola."

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