Archive for marzo 2011

Travaglio - I lunedì dell'imputato Berlusconi


Anche oggi l'appuntamento settimanale con il Passaparola di Marco Travaglio.

Per vedere le altre puntate basta cliccare qui.

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Libero di essere processato


Oggi Berlusconi si è presentato ad un processo in cui è coinvolto come imputato. Come era prevedibile una folla dei cosiddetti "Promotori della Libertà" si è presentata per sostenere il premier. Alcune fonti sostengono che a questi sostenitori siano stati dati 20 euro ed un panino. Al di là di queste polemiche, ciò che mi preoccupa è la visione che il berlusconismo vuole imporre: una lotta politica.

Nessuno vuole giudicare Berlusconi con programmi tv o con semplici dibattiti, quello che si pretende è che Berlusconi sia processato come chiunque altro. Poiché la maggior parte dei suoi processi è finita a causa di leggi proposte e varate dai suoi stessi governi e non per assoluzione viene spontaneo chiedersi cosa sarebbe successo se quelle leggi non fossero state fatte. E' logico che per quei processi già chiusi la legge assolve Berlusconi, ma di fatto, non essendovi una risposta chiara alla domanda "ha commesso il reato?" si apre il dibattito ad ogni tipo di risposta.

Se Berlusconi si fosse fatto processare come ogni altro cittadino il problema non sarebbe esistito, sarebbe stata evidente la sua colpevolezza o non colpevolezza. Ma siccome egli stesso si è esonerato dai suoi processi viene il dubbio e, credetemi, in certi momenti diventa quasi certezza, che abbia varato quelle leggi perché era colpevole.

Spero veramente che questi processi in cui è attualmente imputato possano giungere al termine, qualunque esso sia il risultato, ma che finiscano, che finalmente per una volta si sappia se Berlusconi quei reati per cui è imputato li ha commessi o no. Non voglio l'ennesima prescrizione dietro cui pararsi, pretendo che il processo giunga ad un termine. Paradossalmente sono più promotore delle libertà io: la libertà è anche avere il diritto di dimostrare la propria innocenza in tribunale, aspetto con ansia che Berlusconi si decida a sfruttare questa sua libertà, di certo io non sono qui per impedirglielo.

Matteo

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Viaggio a Chernobyl


Nei giorni successivi all'incidente, più grave del previsto, alla centrale di Fukushima in Giappone, mi sono imbattuto in un diario di viaggio molto particolare: si tratta delle foto e dei pensieri di Elana Filatova, motociclista che durante i suoi viaggi in moto ha deciso anche di esplorare i dintorni della tristemente famosa centrale di Chernobyl.

Il sito, presente a questo indirizzo, è tradotto per la maggior parte in Italiano e presenta foto di più viaggi a Chernobyl, l'ultimo nel 2010. E' un'ottima occasione per conoscere che cosa accada ad una zona colpita da un disastro nucleare, per vedere la vastità degli effetti e rendersi conto di come questo disastro non crei danni solo a noi presenti, ma si protragga nei prossimi secoli, danneggiando l'umanità futura.

E' molto interessante leggere le considerazioni personali dell'autrice, non un fervente attacco anti-nucleare, semplicemente una riflessione, così come dovrebbe avvenire per ognuno di noi. Il sito per chi abbia voglia di informarsi presenta link a numerosi video sull'argomento e anche diari fotografici di altri viaggi, ad esempio un viaggio in elicottero sopra un gulag abbandonato.

Matteo

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Guerra?!


La decisione di appoggiare la risoluzione Onu che chiedeva la No Fly Zone ha creato spaccature all'interno della maggioranza e ha visto a sorpresa l'appoggio del PD. Già in un altro articolo abbiamo parlato del ruolo dell'Italia nelle operazioni, ma in questo articolo volevo fare alcune mie considerazioni personali.

Se penso alla decisione di bombardare la Libia mi vengono i brividi. Come è possibile pensare che la soluzione alla violenza sia altra violenza?

Tutte le cosiddette missioni di pace non si sono rivelate dei successi e quella che doveva essere l'esportazione della nostra democrazia (che mi rimanda alla tetra espressione secondo cui il colonialismo era il fardello dell'uomo bianco) si è rivelata un fallimento.

Inoltre penso a quella che alle medie mi è stata descritta come la mamma di tutte le leggi: la Costituzione. All'articolo 11 dice ciò:

"L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo."

Siccome l'attacco militare in Libia mi pare a tutti gli effetti una guerra per deporre Gheddafi, trovo nella Costituzione, dal mio punto di vista, una denuncia di ciò che l'Italia sta facendo: utilizzare la violenza e la guerra come strumento di risoluzione di questioni internazionali.

Un discorso a parte meritano gli interessi che spingono Francia e Usa a proseguire nella lotta a Gheddafi: il possesso del petrolio è stato il principale motore delle "missioni di pace" degli ultimi anni e questo nuovo intervento non fa eccezione; di nuovo l'esportare democrazia è la facciata ipocrita dietro cui nascondersi.

Non è possibile utilizzare questi metodi per risolvere una situazione che è complicata e per cui in passato, quando la situazione era trattabile senza l'uso di violenza, si è sempre stati indifferenti o complici. Semmai questo è il momento di impegnarsi diplomaticamente e con posizioni forti, ma sempre non violente, per far cessare ogni violenza.

Matteo

Per leggere un altro parere consiglio questo articolo e quest'altro.

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Lui, lei e gli altri (Gheddafi, l'Italia e il resto del mondo)


La situazione in Libia, oggi è solo un pelino più chiara di qualche giorno fa. La cronostoria è la seguente. Qualche mese fa Gheddafi faceva il “Rais” nella sua terra per la gioia di alcuni. Tra questi anche gli Italiani in particolare i petrolieri, 500 ragazze che volevano imparare il corano, i produttori di tende beduine e qualche presidente del consiglio.
Ad un certo punto la Tunisia “esplode”. Vien dato filo da torcere a Ben Alì partendo da una rivolta popolare. Uno stato alla volta si comincia la rivoluzione e tocca anche alla Libia. Nasce il movimento ribelle e si comincia a sentire da quelle terre che forse il Rais è stato un governatore alquanto contestabile. Sconforto tra gli stati alleati della Libia. Forse non lo sapevano oppure lo sospettavano; in ogni caso l'unica cosa che spieghi la poca reattività di questi paesi nel rispondere a tale crisi sembra essere il fatto di non sapere minimamente che cosa accada in Libia. Si sono trovati spiazzati ed è per quello che decidono di ritrovarsi insieme e discutere della faccenda. Mentre gli stati maggiori parlavano dell'aria fritta si sentiva una vocina in lontananza: “Ragaaaazzii. Gheddafi ci bombarda! Ci date una mano?”. Erano i ribelli che cercavano l'attenzione di quei paesi definiti amici chiedendogli di controllare un attimo la situazione.

Intanto dopo qualche giorno di discussione si tira fuori un'idea. La no fly zone. Zona di interdizione al volo. Un modo semplice per non far volare gli aerei ed evitare i bombardamenti da parte di tutti. Ma agli occidentali non piace la cosa. Si pensa che la N.F.Z. Possa essere un pretesto per aprire delle ostilità con Gheddafi. Se un aereo qualsiasi viola il blocco bisogna abbatterlo e un aereo in zona interdetta si può interpretare facilmente come una dichiarazione di guerra. Si pensa che non sia il caso di scaturire una guerra contro la Libia. Si è sempre collaborato con loro. Bisogna usare la diplomazia. Neanche a finir la frase e Gheddafi si infuria. Ce l'ha con tutti. Si sente tradito come il bulletto della scuola che viene abbandonato dai suoi scagnozzi perché ha perso di attrazione. Si scaglia su chiunque. Urla, sbraita e non esce più di casa. È un chiaro segnale di ostilità. Si aveva paura della guerra? Probabilmente bisogna cominciarla comunque e per la prima volta dopo tanto tempo non è più la bandiera a stelle e strisce a guidare il fronte dell'attacco allo stato nord-africano. Strano vero? Di solito gli americani si galvanizzano con queste situazioni. Ma i colori dello stato che sembra il più scalpitante sono sempre gli stessi, ma con una bandiera più sobria e antica. I Francesi con Sarkozy. Nicolà non ce la fa a stare fermo. Non si sa cosa lo spinge. Il senso del dovere, il senso della libertà.... …. fatto sta che quando si decide di attaccare mentre gli Stati Uniti la Gran Bretagna la Germania e gli altri stati si stavano ancora allacciando gli anfibi la Francia era già con gli aerei, missili e navi puntati verso il nord Africa. Sarkò assomiglia a quei bimbi ai quali gli viene detto che sarebbero stati portati all'acqua Fun e neanche finita la frase si fiondano in macchina con la cintura allacciata e il costume sotto i calzoni.

Perché “la Francia”? “Pourquoi Pas?” direbbe Nicolà. L'unione fa la forza. Meglio 100 che 10 e soprattutto chi primo arriva meglio alloggia. Se si pensa che Gheddafi ha la stessa potenza di fuoco dell'esercito di Topolinia si calcoli che avrà contro mezzo mondo e che il Rais non è quotato tra i Bookmaker come vincitore. La Libia è destinata a novità (belle o buone?) Se arriverà una nuova Libia i vecchi patti si annulleranno e se ne faranno dei nuovi? Quando verrà il momento probabilmente ci si ricorderà dei cari Francesi che per primi hanno bombardato il nord-Africa battendo tutti sul tempo.

E l'Italia? Fin poco tempo fa era ancora con il telefono in mano a comporre il numero di Gheddafi e udire dall'altoparlante: “Il cliente da lei chiamato non è al momento raggiungibile”. Ora stiamo aiutando quelli che vanno in Libia e cerchiamo di far fronte ad un tasso di immigrazione che non ha eguali. Guardiamo con il binocolo i soldi investiti in quella terra, ma la cosa importante è che finalmente possiamo tirare fuori la nostra rinomata flotta che da anni ci viene propagandata in parate e adunate definendoci uno dei fiori all'occhiello delle armate mondiali. Ma forse non sembra il caso di attaccare. Potremmo essere etichettati come approfittatori, titolo che dai tempi dell'unità d'Italia ci viene attribuito (guerra di Crimea, prima guerra mondiale e anche la seconda, và!). Già, perché solo gli Italiani sono approfittatori. Gli altri no. C'è da consolarsi che la definizione di approfittatori sarà affiancata presto dal termine “indecisi” e forse presto da altri aggettivi “carini”.

Davide

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Follie leghiste: campi di lavoro per gli immigrati


"La Prefettura di Pordenone sta cercando spazi per ospitare immigrati libici sul territorio in strutture private. Si costruiscano dei campi lavoro in Aspromonte, facciamoli lavorare, perché la Lega non ci sta, da noi i libici non devono arrivare."

Così si esprime Danilo Narduzzi, esponente leghista del Consiglio Regionale del Fiuli. Viste le condizioni di disumanità in cui vivono gli immigrati nei centri di identificazione ed espulsione italiani l'idea di costruire campi di lavoro solo per gli immigrati diventa tanto simile, ecco, a quella dei campi di concentramento. Non è possibile che nel 2011 continui a passare l'idea che l'immigrato è un peso, un fastidio, un delinquente e un individuo che ruba lavoro. Come tutta l'umanità ci sono esempi virtuosi e soprattutto, ci sono diritti fondamentali come quello di ricevere asilo politico se si fugge da un paese la cui situazione politica costituisca un pericolo per il cittadino. Un'altra nota negativa in questa vicenda però è il menefreghismo da parte degli altri paesi dell'Unione Europea nei confronti di quest'emergenza; sebbene l'Italia sia il paese geograficamente più vicino, non è fattibile con le strutture che ha, che si faccia carico di tutti gli immigrati che potrebbero arrivare.

Matteo

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Basta armi alla Libia. Perché solo adesso?


L'Onu ha deciso di sanzionare Gheddafi e che non saranno più vendute armi alla Libia. Una decisione apprezzata da tutti gli stati e la prima azione concreta per cercare di arginare la strage che il regime sta facendo tramite soldati libici e mercenari stranieri. Ma la domanda che sorge spontanea è perché solo adesso? Perché abbiamo dovuto aspettare che fossero uccise 10.000 persone per reagire a quella che è sempre apparsa agli occhi del mondo come una dittatura? Sono davvero più importanti gli interessi economici dei diritti umani? Come si possono tollerare rapporti con uno stato che non è in grado di garantire le più elementari libertà?

E' logico che ora che la dittatura si è fatta feroce e sanguinaria tutti gli stati si esprimono con parole di condanna verso Gheddafi, ma quanti, non solo l'Italia, hanno sottovalutato questo dittatore, questo personaggio che era già prima tutto fuorché democratico? Non basta esprimersi adesso, è tardi, è comodo passare dalla parte della ragione una volta che essa diventa evidente, soprattutto se per tutto il periodo precedente si è stati a complici, politicamente o economicamente, di una dittatura.

Matteo Nurisso

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