
Comincia il 26 ottobre il processo a Radovan Karadzic, il leader serbo-bosniaco imputato di crimini di guerra e genocidio commessi durante una delle ultime guerre dei balcani, quella conclusasi nel 1995.
Karadzic era stato arrestato il 22 luglio 2008, dopo 13 anni di ricerche, a Belgrado, dove si era reso irriconoscibile semplicemente grazie a barba e capelli incolti (forse). Al tempo in cui la Bosnia stava per dichiarare la sua indipendenza dall'ex-Jugoslavia, Karadzic era il leader politico dei serbo-bosniaci ed aveva minacciato dure rappresaglie nel caso la dichiarazione di indipendenza fosse diventata un fatto. Questo è successo e da allora l'esercito serbo insieme a gruppi paramilitari ha scatenato una dura guerra per ri-annettere la Bosnia. Due degli eventi emblematici di quella guerra furono l'assedio di Sarajevo e la strage di Srebrenica, tra le pagine più scure del decennio passato, in cui Karadzic ha avuto un ruolo di primo piano.
Ora Karadzic verrà processato dalla corte penale internazionale dell'Aja dove era sotto processo l'ora defunto Milosevic. Già alcune condanne sono arrivate in questi ultimi anni, a colpire i responsabili delle diverse parti in causa dato che non solo i serbi, ma anche croati e bosniaci di altra etnia hanno compiuto gravi atrocità.
Ora mancano all'appello ancora alcuni super ricercati, tra i quali Radko Mladic (nella foto con Karadzic) capo diretto delle forze armate serbe e responsabile diretto della strage di Srebrenica, dove a sangue freddo 7000 uomini e bambini maschi sono stati uccisi dopo la presa della città.
Alessio Meyer
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